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Pier Paolo Pasolini

Casarsa della Delizia (Cjasarse in friulano standard, Cjasarsa in friulano occidentale) è un comune italiano di 8.660 abitanti della provincia di Pordenone in Friuli Venezia Giulia. Negli anni ’80 era conosciuto soprattutto per due cose: vivevano qui più militari che abitanti (durante la guerra fredda era uno dei più noti centri militari italiani, con la seconda caserma più grande d’Italia) ed ospitava la rinomata Sagra del Vino o Festa di Primavera (dal 24 aprile al 2 maggio).

Di Pier Paolo Pasolini all’epoca non si parlava molto: era stato un “figlio difficile”, oggi è consi-derato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo. Oggi le caserme sono state abbandonate, la Sagra del Vino invece è rimasta e a Pasolini è stato dedicato il Centro Studi Pier Paolo Pasolini situato nella casa che era stata della mamma Susanna; i tempi cambiano. Ma facciamo un passo indietro.

Il 21 dicembre 1921 proprio a Casarsa il tenente di fanteria Carlo Alberto Pasolini sposa Susanna Colussi, maestra elementare. I due coniugi, dopo il matrimonio si trasferiscono a Bologna e il 5 marzo 1922 nasce Pier Paolo. La famiglia si trasferisce poi a Parma, Conegliano, Belluno, dove nasce il secondogenito, Guido. L'infanzia dei due fratelli è rattristata dai litigi tra i genitori, incompatibili per carattere e valori: lui fascista convinto e passionale, lei mite e insofferente verso la retorica fascista. La famiglia, per seguire i trasferimenti del padre, si sposta spesso da un paese all'altro dell'Italia settentrionale. Il piccolo Pier Paolo dipinge e scrive versi. Comincia a leggere Salgari, poi, a 13 anni, Omero e Carducci, Pascoli e D'Annunzio. Nel 1928 a causa dei debiti di gioco il padre è costretto agli arresti domiciliari e la famiglia passa tutto l’anno a Casarsa dove la madre riprende ad insegnare. Nel 1929 Pier Paolo all'esame di ammissione alla scuola media viene rimandato in italiano perché il suo tema è troppo poetico. I trasferimenti continuano e dal 1937 è a Bologna dove frequenta le ultime classi del ginnasio, i suoi voti alla fine del quarto anno sono così alti che gli permettono di saltare l’ultimo anno.

Nell’autunno del 1939 supera l’esame di maturità classica e a 17 anni si iscrive all’Università di Bologna. Legge "un libro e mezzo al giorno" e frequenta un cineclub: "Lì è incominciato il mio amore per il cinema" spiega in un’intervista. Fa anche molto sport, calcio ma anche pallacanestro e ciclismo. D'inverno va a sciare. L'estate la passa come sempre a Casarsa. Quando non è all’università è in giro in bicicletta, con un cavalletto da pittore e i colori passa i pomeriggi in campagna a dipingere. Legge Hölderlin, Strindberg, Montale. Scrive poesie: tra le molte in italiano fanno la loro apparizione improvvisa alcune in friulano. Nel 1942 esce la prima raccolta, Poesie a Casarsa, pubblicata a Bologna. L’anno successivo con la madre e il fratello si stabilisce di nuovo a Casarsa in attesa della fine della guerra. Con la Repubblica di Salò e l'occupazione tedesca, mentre Guido decide di diventare partigiano, Pier Paolo e la madre si danno all'insegnamento privato per i ragazzini che non possono frequentare la scuola. Mentre è attratto già dai ragazzi, un’amica violinista, Pina Kalz, s’innamora di lui. E’ una delle tante donne che lo hanno amato, non ricambiate, perché lui sceglie di seguire l'altro destino, quello socialmente molto più problematico, dell’omosessualità.

Verso la fine del 1944 la famiglia è costretta a trasferirsi a Versuta, nella campagna, per sfuggire ai bombardamenti. Nel 1945 muore il fratello Guido in un conflitto tra partigiani, morte che segna profondamente Pier Paolo. Parlando del fratello Guido, dice che la sua morte eroica e complessa è “la molla che lo obbliga a seguire la strada di un impegno assoluto, senza alcun cedimento o compromesso o viltà”. Quello stesso anno Pasolini fonda a Versuta l’Academiuta di lenga furlana e in novembre si laurea.

In seguito alla lettura di Gramsci, dopo la guerra, si iscrive al partito comunista; comincia ad insegnare lettere alla prima media della scuola di Valvasone. Il padre, tornato dalla prigionia, soffre di alcolismo e paranoia. Mentre si intensificano le esperienze di militanza comunista, nel 1949 è al centro di uno scandalo per essersi appartato con dei ragazzi. Denunciato per corruzione di minorenni e atti osceni in luogo pubblico (poi viene però assolto), viene espulso dal PCI e licenziato dal posto di insegnante a Valvasone. Il padre rende ormai la vita impossibile e madre e figlio fuggono a Roma: Pier Paolo sta già pensando al cinema.

Siamo nel 1950 e gli inizi sono difficili. Susanna trova lavoro come governante presso una famiglia. Pier Paolo fa esperienza delle borgate e dei giovani sottoproletari, se ne innamora subito e trasferisce questo amore nelle prime opere di narrativa e nelle altre di poesia. Lavora ancora come insegnante e cominciano le sue collaborazioni, anche come sceneggiatore, a film di vari registi.

Nel 1961, finalmente, gira il suo primo film Accattone, che mette in scena lo stesso sotto-proletariato romano protagonista dei suoi libri, il mondo “diverso” o “dei diversi”, al di fuori delle regole di comportamento imposte dal boom economico e dalla corsa al benessere; il mondo in cui l’autore cerca quell'innocenza e felicità perdute che tanto amava. Come spiega lui stesso, arriva al cinema tardi e non ha nessun tipo di formazione specifica, ma proprio questo gli da una grande libertà di espressione. Il film è un linguaggio che gli permette di parlare a tutti ed egli lo affronta come se dovesse imparare una nuova lingua, anzi ogni film è una nuova lingua: “una lingua scritta della realtà”. Fin dall’inizio il suo cinema possiede già i connotati del neoespressionismo, di uno stile che rompe violentemente con i codici formali istituzionalizzati, esattamente come la sua poetica. L'intera opera cinematografica pasoliniana è, quindi, dominata dall'ossimoro, dall'accostamento, contradditorio e provocatorio, di immagini e suoni.

La lista della sua produzione cinematografica è lunga: Uccellacci uccellini con Totò, Edipo re, Medea, Decameron , Il vangelo secondo Matteo e dulcis in fundo "Salò o Le 120 giornate di Sodoma", ultimo capolavoro dai toni forti. Non pochi sono i suoi problemi giudiziari, perché la magistratura vede quasi sempre nelle sue opere di romanziere e regista, offese alla morale e alla religione.

Deluso dalla Chiesa dopo il pontificato di Giovanni XXIII, l'unico papa che ha amato e che gli aveva ispirato uno dei suoi film più importanti “Il vangelo secondo Matteo”, deluso dalla cultura di massa e consumistica, deluso dalla neoavanguardia del «Gruppo '63», comprende di essere sempre più isolato, accettato solo da una ristretta cerchia di amici letterati (tra cui ricordiamo Moravia, Bertolucci, Morante e Volponi). Anche i giovani lo deludono, perché nei contestatori del '68 vede “degli schiz-zinosi figli di papà, destinati a prendere un domani i posti di potere dei loro padri”. Le sue stesse parole sono testimoni al meglio di questo suo senso di delusione: “la morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi”.

Nella notte tra il primo e il due novembre 1975 Pier Paolo Pasolini muore assassinato all'Idroscalo di Ostia in circostanze non del tutto chiarite. Viene sepolto nel cimitero di Casarsa. La cerimonia funebre di Pier Paolo Pasolini venne officiata da David Maria Turoldo che durante la messa legge brani dal Vangelo secondo Matteo. Questo “figlio difficile” che amava al di sopra di tutto dire la verità e che invitava gli intellettuali a non essere schiavi di nessun potere era, grazie alla sua personalità liberissima, al di sopra di ogni ideologia. Le sue scelte nascevano dalla ricerca della strada migliore da intraprendere giorno dopo giorno, senza il timore della contraddizione, “perché la Realtà è mutabile e irriducibile a qualsivoglia ideologia”. Costante rimane sempre in lui l'amore disinteressato per la vita. Lo spirito critico (e quindi libero) è per Pasolini il solo che dà a un uomo la possibilità di sfuggire alla perdita degli ideali e all'asservimento alle istituzioni, scegliendo la via, al contrario, di "una esercitazione puntigliosa e implacabile dell'intelligenza".

Silvia Biazzo

(Da: Pasolini uomo artista e intellettuale. La voce della coscienza critica, a cura di Leonardo Monopoli http://www.homolaicus.com/letteratura/pasolini/index.htm
Pagine Corsare: http://www.pasolini.net/index00.html)